Ci sono vecchie conoscenze e volti nuovi. Ci sono quelli che il presidente non vuole e quelli che l'allenatore non lascia decollare. Poi ci sono quelli che ancora non hanno carburato o, addirittura, sono fermi ai box per infortunio. Sono le scommesse fin qui perse del campionato. I bomber senza gol o il fantasista che ha perso la bussola. C'è spazio per una formazione niente male. Proviamo, allora, a buttarla giù...
In porta c'è il brasiliano Rubinho, lasciato partire, e ora si capisce perché, senza troppe opposizioni da Preziosi. Il suo score parla di sette gol subiti in cinque partite ma, soprattutto, di incertezze in serie e bestialità di ogni tipo.
Tra i difensori la scelta è ricaduta su Philippe Mexes. Alzi la mano chi avrebbe immaginato un avvio di campionato peggiore per il francese. Il biondino giallorosso ha perso il posto da titolare con l'arrivo di Ranieri e sembra non avere più la lucidità degli anni passati. Contro la Fiorentina, domenica scorsa, ha tentato di riaprire una partita già chiusa perdendosi Gilardino tre volte in quindici minuti (in una, tra l'altro, l'attaccante viola ha pure segnato). Si rifarà, ma la partenza è da brividi.
Da brividi ha tutta l'aria di essere anche il futuro di altri tre romanisti. Guberti, ottimo nel precampionato, se n'è andato con Spalletti, nel senso che, partito l'ex tecnico, non ha più trovato spazio. Lo stesso dicasi per Menez, che pareva rinato dopo un campionato, quello passato, con più ombre che luci. Il terzo nome della lista è quello del brasiliano Baptista. Fuori per infortunio, per adesso. Ma poi dove lo metterà Ranieri.
Dalla Roma alla Lazio, in quanto a "delusioni", il passo è brevissimo. Il problema, per la verità, è qui estremamente diverso. Non si tratta infatti di fare i conti con chi ha giocato bene o male, ma, piuttosto, di capire quanto possa pesare, in fondo al tunnel di una piccola - e prematura -, aria di crisi, l'esclusione "presidenziale" dei dissidenti Ledesma e Pandev. Cosa sarà di loro? Mistero, almeno fino a gennaio.
Misterioso è, intanto, senza dubbio, l'acquisto di Hoffer. E misteriosa, per restare al Napoli, è la parabola discendente di Quagliarella, partito in quarta e in decisa fase involutiva. Certo, è tutta la banda di Donadoni che non gira al meglio. Fin qui, però, i due gol dell'ex udinese non sono certo da leccarsi i baffi.
Lo stesso dicasi per il Papero rossonero. Due gol nell'esordio di Siena e fine della storia. Che è successo a Pato? Qualche lampo, qua e là, l'ha fatto vedere, ma il brasiliano è lontano anni luce dal baby-fenomeno di un anno fa. Gioca da solo, si becca i rimproveri dei compagni e sbuffa. Tutti segnali poco rassicuranti per Leonardo, che nel frattempo sta cercando di restituire al calcio Huntelaar. L'olandese, a differenza di Pato, ha come attenuante il fatto di essere appena arrivato. Il margine di errore, però, si sta accorciando anche per lui. Insomma, qualche altra chance la merita, ma dopo?
Qualche chance la meriterebbe, senz'altro, Balotelli, scomparso invece all'ombra della supercoppia Milito-Eto'o. Non è fortunato SuperMario, perché quei due, là davanti, non sbagliano un colpo. Mourinho, bontà sua, è felice così. Balotelli meno, ma siamo ancora all'inizio. Un anno fa, per dire, il portoghese non lo convocava nemmeno. In questo senso qualche passo in avanti è stato fatto...
Poi ci sono gli usati sicuri che sicuri non lo sono più tanto. Da Mutu, massacrato da Abramovich e caduto in depressione, alla coppia di bomber del Livorno, Tavano-Lucarelli. Due che hanno sempre segnato e che non segnano più. E senza i loro gol, la vita dei toscani si fa dura.
Dura almeno come quella dell'Atalanta, che ha puntato su Acquafresca e sta ancora aspettando i primi botti dell'ex cagliaritano. Gli stessi botti che Zenga, per tornare di nuovo al tecnico del Palermo, aspetta da Pastore. Che fine ha fatto il fenomeno di Zamparini? Prima o dopo si guadagnerà la ribalta anche lui. Come Del Piero: già, chi ha visto Alex?